Un goliardo insellato a un grifone cavalca per valli della Bassa Romagna in una replica grottesca & ariostesca alla matricolare Ifìgònia... Ma gli eventi premono, pressano, precipitano in un mondo senza tempo fino a che tutti i nodi vanno a sciogliersi all'ombra di due torri senza nome...
— Estratto dal Capitolo 2 —
Non sono neanche barzellette eppur ci si vorrebbe scherzar sopra. Quando cercavamo con poco successo di copiare i vitelloni andavamo su e giù per il corso e ci fermavamo un bel pezzo al Caffè dello Sport, poi dopocena per Borgo San Rocco a cantare osterie. Certi dopopranzi invece ancora col boccone in bocca in sei sulla Fulvia di terza mano del Conte Max si facevano prima le quote precise della benzina poi puntavamo sul mare e lì ci davamo dentro di nuovo su e giù per il molo. Le storie prolificavano per generazione spontanea anzi adesso diremmo per clonazione e ci facevano scompisciare quei giorni lì, tanto più vicini anche se non cronologicamente a quelli di Lazzaro Spallanzani che ai giorni d'oggi.
Avevamo ventiquattro venticinque anni e non è poi passata un'eternità ma adesso un ragazzotto di quindici ci troverebbe scemi e uno di cinque se gli girassero le palline ci scaricherebbe addosso tutto un caricatore plastificato di Colt Cobra col tappo rosso.
Ad ogni modo siccome in ognuno di noi sonnecchia il chiacchierone eccole qui tutte quante le nostre chiacchiere: caricature di chi non sa disegnare, spiriti di patate, tappabuchi scalcinati sui fondelli del nostro tran tran, rammendati col filo di porporina che impunturava sul feltro del cappello da Trovatore da lire cinquemila le chiavi gli scopini da cesso e i vaterclossini con l'occhio che ti vede alla festa delle matricole. Quello stesso filo che a sentire i greci strina di luce dorata la sacra notte madre dei sogni dalle nere ali…