Da grande una volta si fantasticava di fare il marinaio, il garibaldino, l'esploratore... Ai primordi dell'era tecnologica i bambini sognavano di far l'aviatore. Nelle vetrine sfolgoranti, piene di balocchi e profumi, ci fissavano senza espressione, da aeroplanini di latta, testine a due valve in cuffia e occhialoni, giuntate con le linguette.
Da questo sogno di volar via oltre il chiuso cortile della nostra stupita fanciullezza, dalla necessità di recuperarne, conservarne, metabolizzarne la memoria, ha preso spunto, nella prima edizione di questo libro, in modo allora pionieristico, la puntuale analisi psicologica di una storia: una biografia infantile e adolescenziale che, attraverso eventi emblematici e riti di passaggio, esamina uno spaccato di età evolutiva e lo correla in una vasta rassegna, ulteriormente aggiornata in questa nuova edizione, con la più importante e recente letteratura sull'argomento.
Si ha così una sorta di esercitazione interpretativa che, servendosi di un modello autobiografico, estrapola da esso considerazioni generali e nello stesso tempo insegna a calare nel modello stesso, come negli altri casi esistenziali con cui si cimentano quotidianamente lo psicologo, il pedagogista, l'insegnante, il medico, il genitore, le più significative acquisizioni della ricerca scientifica in età evolutiva.
— Estratto dagli Annali del 1945 —
Per la cioccolata è un altro discorso che quella non manca. Il sapore forte amarognolo di quella dei soldati un po' brusco come la mela acerba e l'inchiostro mi riempie la bocca di saliva soltanto a vedere il pacchetto. Soprattutto la carta di cioccolata col suo colore rosso blu verde lucido a lettere d'oro e la carta stagnola mi fan quest'effetto della saliva: mio babbo dice che è «un riflesso condizionato di Pavlov» e faccio le bave come un cane.
Una sera lui che porta sempre a casa dall'ospedale la cioccolata avuta in cambio dagli alleati ce la distribuisce a quadrettoni: me ne ha allungato una stecca intera intatta fiammeggiante nella sua lucida carta rossa col bordo d'oro. Facevo sì le bave come il cane del signor Pavlov ma non volevo mangiarla subito, volevo rimandare quel piacere per godermelo un po' per volta. Così per non cadere in tentazione me la son messa fra i piedi nel letto, a poco a poco mi sono addormentato e la notte ho sognato che la stecca rossa di cioccolata come fosse stata viva mi leccava i piedi con una lingua lunga salivosa appiccicaticcia.
Alla mattina quando mi sono svegliato e ho fatto per raccoglierla ho tirato su dai piedi del letto una mano impiastricciata, anche i miei piedi erano impiastricciati di marrone, il lenzuolo tutto strusciato di marrone con qualche pallottolina qua e là come se me la fossi fatta addosso, e la bella carta rossa apposta per essere scartocciata a poco a poco tutta sporca spiegazzata senza più cioccolata dentro. Ho leccato con le lagrime agli occhi quelle povere cacchette di coniglio raschiate dal lenzuolo del lettino dove dormo a capo dei miei e ho aspettato impensierito che si svegliassero: difatti anche stavolta le ho prese.